Jackson Pollock

Il Silenzio, John Cage e la Musicoterapia 

 

La storia del suono è, nella sua esperienza di nascita, propagazione e ritorno alle origini, una vicenda che bisogna considerare da più angoli. Il suono ha un legame profondo con la natura poiché la sua origine è pienamente ancorata a un mondo di acqua, di aria e di terra. Il corpo umano nella sua espressione ed entità viscerale, è nella sua natura, un universo sonoro. Suoni che hanno una scansione binaria come ad esempio il battito cardiaco, un universo di rumori bianchi e di interiorizzazione emozionale degli stessi. Suoni a volte difficilmente circoscrivibili da definire e riproporre in forme melodiche, poiché totalmente assenti da strutture che la società chiama musica, canzone, opera. John Cage, compositore e teorico musicale statunitense afferma: “se sviluppi un orecchio per i suoni che sono musicali è come se sviluppassi il tuo ego. Inizi a rifiutare i suoni che non sono musicali e in quel modo ti tagli fuori da una gran quantità di esperienze.” In questa frase è riassunta gran parte della storia del suo pensiero che ha creato le basi e i fondamenti per la musica contemporanea dove acquisiva un ruolo determinante il silenzio. Cage stesso infatti afferma: “Mi resi conto che non esiste una reale e oggettiva separazione tra suono e silenzio, ma soltanto tra l’intenzione di ascoltare e quella di non farlo.” Spesso quando ci si approccia alla musicoterapia la prima idea che giunge alla mente è quella di una suggestiva disciplina creata sulla base di un universo sonoro finalizzato a un processo di guarigione. Un’idea interessante, allettante ma nella sua elaborazione ne esclude sensibilmente il ruolo fondamentale del silenzio. Silenzio, è una parola che deriva dal latino silentium, derivazione di silēre: "tacere, non far rumore" e si intende la relativa o assoluta mancanza di suono o rumore in senso figurato, può indicare l'astensione dalla parola o dal dialogo. Ma è veramente questo il silenzio? Secondo Cage il silenzio non esiste, salvo poi passare paradossalmente alla storia come un brano costituito dal silenzio stesso. Non si tratta di un pezzo che pone al centro della propria attenzione il silenzio, come spesso si crede: esso inscena il silenzio, ma soltanto in modo funzionale a lasciare al suono la più libera e casuale espressività. Musica aleatoria assoluta, in cui né il compositore né l’esecutore ha alcun potere sulla musica prodotta. Il brano potrà anche essere composto da silenzio, ma il silenzio non è atto di nulla, quanto potenza di tutto, pronta all’atto. La musicoterapia concepisce il silenzio in queste forme e cioè potenza di tutto, pronta all’atto, poiché la persona in quella dimensione non è altro che un individuo totalmente svuotato da condizionamenti e che in un contesto protetto e non giudicante si avvicina a se stesso e a una condizione primordiale di espressività e di comunicazione. Se il silenzio fosse assenza allora dovrebbe essere inteso come un luogo di impedimento, di realtà statiche del tutto spogliate della loro autenticità, ma essendo uno spazio energetico di progressiva o improvvisa casualità, in esso vive la più elementare e non per questo di semplice comprensione, esperienza di ascolto e intima conoscenza dello spazio. Ritornando nuovamente alla domanda se il silenzio esiste nelle condizioni in cui viene definito da vocabolari o significati semantici è interessante cogliere il modo in cui l’uomo si relaziona ad esso e se è vero che corrisponde a una totale assenza di suoni, parole ecce cc perché gli uomini scappano da esso? Perché lo riempiono continuamente? Perché il silenzio diventa in questa accezione un’esperienza di evitamento? Se l’elemento che più lo contraddistingue è l’assenza perché l’essere umano si impegna così tanto a colmarlo di qualunque cosa? E se il silenzio non esistesse e ci fossero esperienze di silenzio? Ecco di cosa si occupa la musicoterapia: scoprire le modalità comunicazionali di un individuo partendo da diverse esperienze di silenzio e osservando o accompagnando il modo in cui viene accolto, provando a modificare determinati schemi comportamentali. Se l’uomo fugge dal silenzio allora significa che sta fuggendo da se stesso, se l’uomo resta nel silenzio allora ha scelto di ascoltare il suono primordiale che appartiene al corpo e al modo in cui il corpo si esprime. "4'33'' ("quattro minuti e trentatré") è una composizione di John Cage, la più rivoluzionaria della musica contemporanea. In questo pezzo l'esecutore ha l'obbligo di non suonare assolutamente nessuno strumento, esattamente per quattro minuti e trentatré secondi. Sì, non suonare. In un famoso video si vede, infatti, Cage avviarsi al pianoforte, sedersi sullo sgabello davanti alla tastiera e poi stare fermo, immobile. Esattamente per quattro minuti e trentatré secondi. Quattro minuti e trentatré secondi che appaiono lì per lì di silenzio totale, quasi imbarazzante. Questo salvo accorgerci, dopo pochissimo, che invece quel silenzio non esiste. Esistono rumori di sottofondo, invece, che assurgono in primo piano. Tanti, diversi, che diventano tutti parte integrante della composizione... anzi la composizione stessa. La musicoterapia è simile all’opera “4.33”. Un bambino potrebbe restare per trenta minuti senza esprimere parola o movimento e al tempo stesso esprimere pienamente il suo disagio, la sua gioia o la sua esperienza di essere umano. Il suono che poi viene fuori, ricreato dagli strumenti appositamente scelti dal musicoterapeuta non sono altro che il prolungamento di un esperienza di silenzio. La sua continuazione e piena oggettivazione in termini di movimento, ed espressione sonora del corpo.

 

Francesco De Marco