Gonzalo Borondo

Espressività Corporea per persone affette da Sclerosi Multipla

 

La sclerosi Multipla è una malattia autoimmune cronica demielinizzante, che colpisce il sistema nervoso centrale causando un ampio spettro di segni e sintomi. Può colpire qualsiasi area del sistema nervoso centrale, essendo così caratterizzata, da un punto di vista clinico, da una grande varietà di segni e sintomi. Un malato può presentare quasi ogni sintomo o segno neurologico, come la perdita di sensibilità, formicolio, pizzicore, intorpidimento (ipoestesia e parestesia), ipostenia (debolezza muscolare), clono, spasmi muscolari, difficoltà nel movimento o difficoltà di coordinamento ed equilibrio (atassia), problemi di linguaggio (disartria) e discinesie, per interessamento del cervelletto, o nel deglutire (disfagia). Sono frequenti segni da deterioramento cognitivo che può manifestarsi come demenza corticale, caratterizzata da disinteresse per la malattia e uno stato di euforia, o come sindrome pseudobulbare, con crisi di pianto spastico e di riso. Frequente inoltre è la comparsa di depressione, anche grave, sia come risposta alla riduzione della qualità di vita, sia come manifestazione di un deterioramento del tessuto cerebrale. Vi possono essere anche disturbi della sessualità, come impotenza e perdita di sensibilità. Cosa si può fare? E che legame esiste tra questa tipologia di malattia e pratiche finalizzate a stimolare e valorizzare la consapevolezza corporea? Individuo (dal latino individuus, parola composta dal prefisso in - privativo e dividuus, «diviso»). Individuo, quindi, vuol dire indivisibile ed è usato in filosofia per indicare che ogni singolo ente ha caratteristiche tali (un'individualità) che lo rendono unico e lo differenziano da tutti gli altri esseri della stessa specie. Tiziano Terzani nel libro ultimo giro di giostra racconta la sua esperienza di malato in un centro specializzato per tumori di New York in questi termini: «indubbiamente c’era in questo approccio distaccato dal paziente e dalle sue reazioni qualcosa di estremamente positivo e di efficiente, ma il fatto che io venissi sempre più trattato come un insieme di pezzi, e mai come un’unità, mi lasciava sottilmente insoddisfatto. Mi domandavo se la scienza a cui mi ero affidato non fosse in fondo cieca come lo sono in una vecchia storia indiana i cinque protagonisti a cui viene chiesto di descrivere un elefante». Terzani racconta come i cinque protagonisti della storia concentrassero l’attenzione, basandosi ovviamente sul tatto e sul contatto fisico, su un solo aspetto dell’elefante e nessuno riuscì a coglierlo nella sua interezza, e aggiunge, «ogni definizione ha qualcosa di giusto, ma l’elefante non viene mai fuori per quello che è davvero. E i miei bravi medici non erano come quei ciechi?» Terzani racconta la sua esperienza del dolore, e il modo in cui la scienza e la medicina si relazionavano al suo corpo come se fosse un elemento da analizzare e sezionare con razionale freddezza. Utilizzare esperienze che mirano alla consapevolezza significa prendere in cura tutta la persona, con la sua storia di sofferenza e deprivazione emozionale partendo dalle “risorse residue” e cioè la componente sana, viva ancora presente nel corpo e nella vita della persona. Ipostemia e cioè la debolezza muscolare, l’atassia difficoltà di movimento e coordinamento ed equilibrio e altri sintomi creano nelle persone affette da Sclerosi Multipla due forme di dolore: quella fisica e, meno trattata dalla medicina ortodossa, quella emozionale. L’espressività corporea lavora su entrambi e ha come finalità quella di giungere a una visione più ampia e meno distruttiva dell’esistenza della persona attraverso un processo di rieducazione al movimento, e all’accettazione della malattia in termini sia di comportamento e di azioni finalizzati a un miglioramento della qualità della vita. Mettendo da parte le problematiche fisiche, che ho precedentemente menzionato, vorrei porre l’attenzione sugli aspetti emotivi, legati a sintomi quali la depressione, la sfiducia, la paura, e diverse forme di insicurezza che la malattia fa insorgere nella psiche della persona. Lavorando con persone affette da questa malattia, dalle conversazioni e dalle verbalizzazioni di gruppo che facciamo alla fine di ogni esperienza ciò che ho notato è che emergono pensieri legati alla paura di cadere, alla paura di non rialzarsi, di perdere l’equilibrio, di non essere in grado di camminare da soli o alzarsi da una sedia. Oppure atteggiamenti conflittuali quali “non dovrei avere questa malattia” “perché proprio a me” “mi piacerebbe correre, camminare come ho sempre fatto”. Quando si elabora un percorso di espressività corporea è importante scegliere un tema, e soprattutto gli aspetti su cui lavorare. E rendere complementare il lavoro corporeo con quello emozionale. Trasformare le convinzioni che si hanno e che sono il risultato di un processo di fusione mentale in strumenti di auto osservazione dei propri pensieri, al fine di rendere le persone consapevoli del fatto che la realtà è spesso diversa dalle storie che la mente racconta; e in un secondo momento, attraverso l’esperienza, lavorare su processi di armonizzazione corporea tali da allentare la rigidità muscolare e rendere, attraverso l’espressività, più “leggeri” i vari movimenti. Il modo in cui si cammina, il modo in cui si utilizzano gli arti e la valorizzazione delle parti ancora sane che per via di un irrigidimento corporeo corrono il rischio anch’esse di irrigidirsi sono gli aspetti su cui un operatore dovrà lavorare. L’utilizzo del ritmo, di tecniche di body percussion ed esperienze di rilassamento sono strumenti fondamentali per scindere le convinzioni dalla realtà e trasformare le paure in storie che la mente racconta di continuo per poi permettere al corpo di esistere attraverso le emozioni, e offrirgli la possibilità e uno spazio in cui potersi esprimere. L’espressività corporea ha dato la possibilità a tanti mie pazienti di migliore il livello umorale, la qualità della vita e la stessa deambulazione. Questo è stato possibile perché se si allenta l’invasività della mente, fatta di ricordi, frustrazioni, aspettative molto alte e un atteggiamento aggressivo e denigratorio con se stessi, si riesce a ricostruire una strada consapevole, migliorando in maniera significativa la qualità della vita.

Escif