Johannes Itten

il suono e l’esperienza Intrauterina

Una celebre frase di Alfred Tomatis dice: «l'essere umano è un suono anche se non lo sa o lo ha dimenticato» . Fin dal primo momento, l’embrione comincia a essere immerso in un universo sonoro che lo accompagna durante tutto il periodo di gestazione. Comincia così un massaggio sonoro che lo aiuterà a crescere. Nel corpo della madre si propagano diverse sonorità tanto da ricreare al proprio interno un vero e proprio universo ritmico. Il corpo diventa uno spazio sonoro all’interno del quale ogni singolo elemento partecipa attivamente alla crescita dell’embrione: Il battito cardiaco che “contiene” l’embrione con la sua presenza costante; i toni cardiaci «prodotti durante il "battito cardiaco […] tali toni vengono prodotti dalle valvole cardiache, al loro chiudersi, o dal flusso sanguigno che passa attraverso di esse». Il suono della respirazione e le oscillazioni provocate dai movimenti diaframmatici, i gorgoglii a livello gastrico e rumori intestinali; il candido e vitale fragore delle articolazioni e l’evacuazione dello stomaco sono elementi sonori che rappresentano per il feto una personale e irripetibile stimolazione. La voce materna giungendo all’embrione diviene la prima artefice del vincolo affettivo che si viene a formare tra la madre e il bambino. Il sesto mese di gestazione è un momento particolarmente importante per il feto, poiché è in grado di avvertire i suoni, ma solo alcune frequenze sopraggiungono al suo orecchio. Le frequenza che arrivano dall’esterno vengono filtrate dal liquido amniotico. Tra i suoni che il feto è in grado di avvertire vi sono quelli gravi e svariati suoni acuti. Il momento in cui la madre comincia ad avvertire i movimenti del bambino segna un notevole cambiamento nella loro relazione. Essa incomincia a comunicare in una forma più profonda e diretta. Il suono che gli arriva è senza dubbio più intenso. La conoscenza e l’interazione da parte del piccolo nei confronti del mondo esterno diventano più profondi. I suoni hanno per il bambino un significato affettivo poiché in essi percepisce la viva presenza della madre. Presenza che non ha solo un valore fisiologico e funzionale, ma si carica di valenze affettive ed emotive molto profonde. L’attività fisica della madre, i suoi pensieri, le sensazioni che prova e le emozioni che vive si rispecchiano all’interno del suo corpo con sonorità variabili. L’accelerazioni del battito cardiaco e del flusso sanguigno, la velocità respiratoria e le contrazioni muscolari modificano le vibrazioni ritmiche – sonore in cui è avvolto il bambino, con le quali empaticamente entra in risonanza e ne percepisce le variazioni. Lo stato d’animo della madre e il suo tono vibratorio sono percepiti perfettamente dal bambino. La vita intrauterina quindi non è soltanto uno stadio fisiologico di crescita del feto ma un passaggio importantissimo in cui il feto si riconosce. Il mondo intrauterino pertanto rappresenta una sorta di mondo sonoro, costituito da rumori intestinali e respiratori, voci esterne e rumori ambientali filtrati dal liquido amniotico e scanditi dalle pulsazioni cardiache. «Dire che il feto sente, affermare che ascolta e, ancor di più pretendere che si esprime sono ipotesi che […] oggi sono una realtà anche nella mente di specialisti di diverse discipline pronti a dare al mondo fetale il riconoscimento nel campo della comunicazione dell’essere con l’ambiente che lo circonda». Fino a poco tempo fa si credeva che il nascituro creava e modificava la sua identità sulla base delle esperienze post nascita e che la sua vita prenatale fosse una sorta di esperienza statico/passivo del tutto priva di elementi affettivi dinamici soggetti a cambiamento. Solo recentemente questo concetto è stato messo in discussione e supplito da una concezione dinamico/attiva, che considera la vita intrauterina una complessa esperienza contraddistinta da vissuti affettivi e dinamiche comportamentali legate all’ascolto e alla reciprocità. La moderna neurologia ha scoperto, che a partire del settimo/ottavo mese emergono sul nascituro dei tracciati elettroencefalografici di svariati ritmi che consentono di capire se il feto è in uno stato di veglia. Gli studi compiuti sulla vita prenatale hanno dimostrato l’esistenza di attività neurosensoriali presenti già da prima della nascita. Il feto, attraverso gli organi di senso, può avvalersi di canali di comunicazione sensibili al mondo esterno, che incidono, a partire dalle prime esperienze, sullo sviluppo sensoriale, affettivo e comportamentale. Gli stimoli sonori vengono percepiti, non solo attraverso l’apparato uditivo fetale, ma anche tramite le pressioni delle vibrazioni sonore su tutto il feto, passando attraverso il liquido amniotico. Tutto il processo di crescita convive in simbiosi con la madre attraverso: - Le pulsazioni cardiache - La sua voce - Il flusso ematico - Il rumore delle pareti uterine - Le sonorità connesse al volume dell’aria inspirata e espirata - Il movimento ondulatorio del diaframma. Omar Benenzon considera lo stadio uterino importantissimo e parlando del concetto di identità sonora (ISO) afferma: «dal momento in cui l’ovulo si unisce allo spermatozoo e forma l’embrione, quest’ultimo si trova immerso in un universo di vibrazioni, di suoni, di movimenti e di silenzi. A sua volta, questo primo uovo porta con sé una serie di elementi sonori, vibratori, di movimento e di silenzio che sono inscritti nelle strutture più nascoste dell’ovulo e dello spermatozoo che lo hanno formato». Questa breve disquisizione sull’esperienza intrauterina fornisce informazioni molto importanti sulla personalità e sul modo in cui l’uomo si rivolge a se stesso e all’ambiente circostante, un’esperienza che fornisce al musicoterapia informazioni indispensabili per il costituirsi di un percorso storico di vincolo. È abbastanza evidente come il suono contribuisce ed è partecipe alla vita dell’individuo fin dai primi istanti di vita, e di come sia proprio il suono e creare una prima forma di relazione. La musicoterapia è una disciplina che non fa riferimento al suono, ma al modo in cui l’uomo è, in tutte le sue sfumature, suono, e quindi in quanto suono, soggetto relazionale. Nel percorso di tirocinio mi accorsi per la prima di come il dialogo sonoro si impregnasse di elementi appartenenti a stadi della vita che nella quotidianità ci appaiono come perduti o dimenticati ma che in contesto musicoterapico diventano vere e proprie energie vitali. Nelle ore trascorse all’interno del setting in questi anni ho avuto modo di sentire il pulsare corporeo e vitale di vite che si muovevano in profondità e che ritornavano a vibrare mediante il mio corpo. La musicoterapia quando entra in relazione con elementi primordiali e sonori, stimola nel profondo le capacità residue dell’altro, ciò che la persona è effettivamente in grado di compiere o quelle capacità che, seppur compromesse, possono essere adeguatamente recuperate o valorizzate. Tale "capacità" è globale, complessiva, una capacità umana diversa da quelle ritenute normali, da individuare e da valorizzare. Una presenza che si mostra mediante il pronunciarsi di suoni primitivi, atavismi, respiri, rumori corporei e vibrazioni che richiamavano alla mente quello stadio intrauterina cui Tomatis fa spesso riferimento, e che rappresentano la profondità e l’intimità di un essere umano che racconta se stesso attraverso il suono del proprio corpo.

Gillo Dorfles