Franz Erhard Walther

Performance Espressivo Corporeo

Il corpo è uno strumento di esplorazione e di identificazione del proprio essere. Le azioni corporee definiscono o disconoscono, costruiscono o destrutturano, mettono in discussione ed esprimono uniformità, diversità e disobbedienza. Ogni azione per poter incarnare e diventare performance deve spingere il corpo oltre un certo limite, oltre il consueto al fine di trasformare un’abitudine o una serie di azioni scandite e definite dal senso comune in un rito di passaggio, o dramma sociale. “Un dramma sociale si manifesta innanzitutto come rottura di una norma, come infrazione di una regola della morale, della legge, del costume o dell’etichetta in qualche circostanza pubblica. Questa rottura può essere deliberatamente, addirittura calcolatamente premeditata da una persona o da una fazione che vuole mettere in questione o sfidare l’autorità costituita [...] o può emergere da uno sfondo di sentimenti appassionati. Una volta comparsa, può difficilmente essere cancellata. In ogni caso, essa produce una crisi crescente, una frattura o una svolta importante nelle relazioni fra i membri di un campo sociale, in cui la pace apparente si tramuta in aperto conflitto e gli antagonismi latenti si fanno visibili. Si prende partito, si formano fazioni, e a meno che il conflitto non possa essere rapidamente confinato in una zona limitata dell’interazione sociale, la rottura ha la tendenza a espandersi e a diffondersi fino a coincidere con qualche divisione fondamentale nel più vasto insieme delle relazioni sociali rilevanti, cui appartengono le fazioni in conflitto.” Quindi il dramma sociale mettendo in discussione le norme culturali e sociali ne destruttura anche l’ovvietà di certi automatismi e di certe credenze di senso comune che facendo riferimento a Clifford Geertz “è quel tipo di sapere che trasferisce la sicurezza con cui sappiamo, per esempio che il fuoco brucia a convinzioni come quella per cui diciamo che un uomo sensato non deve giuocare con il fuoco” al centro della nozione di senso comune va dunque posto lo slittamento fra la naturalezza con cui si presentano le percezioni dei nostri sensi, da un lato, e la naturalezza con cui si sostengono le interpretazioni, le pratiche e i valori di una collettività, dall’altra. Quindi il senso comune ci spinge a definire ovvio determinate cose che nella loro ovvietà diventano invisibili e quindi socialmente accettate poiché, come dice Paolo Jedlowski,, alle credenze di un senso comune ha anche a che fare con il desiderio di ciascuno di essere riconosciuto come membro del gruppo. Nel momento in cui un essere umano pone il corpo in una dimensione performante la sua azione diventa sovversiva, nel senso che non è contenuta dal senso comune, in quanto il suo agire non è né invisibile, né accostabile a qualsiasi tipologia di credenza, ma si esprime in totale disinvoltura in una condizione di visibilità, particolarità e senza alcun senso di appartenenza. Nel suo divenire e nel ripresentarsi pone in essere l’unità corpo-mente come elemento di rappresentazione, sintonizzazione e connessione in una dimensione atemporale, spirituale e soggettiva. Una delle caratteristiche del senso comune è la temporalità e cioè l’abitudine, che nella sua invisibilità scandisce il tempo e l’oggettività di certe azioni considerate come ovvie e necessarie. Le performance espressivo corporee di cui ne sto delineando il concetto invece trasformano l’invisibile in visibile, l’ovvio in una rappresentazione, e la temporalità in una condizione di esperienza, e cioè un processo mediante il quale l’essere umano reagisce all’ambiente, lo adatta a sé modificandolo e modificandosi a sua volta. Nel mentre dell’esperienza quindi il corpo reagisce all’ambiente modificandolo e modificandosi a sua volta e per giungere a tale esperienza si affida all’azione, ma non un’azione qualunque, a una azione performante, e cioè in grado di generare un Dramma Sociale all’esterno e al suo interno.

Franz Erhard Walther