Bruno Barbey

Carica e Scarica Energetica Nell'Autismo 

Esiste un equilibrio tra carica e scarica energetica strettamente correlato alla necessità di mantenere sempre un livello adeguato di energia relativo ai propri bisogni e alle proprie condizioni. Nel periodo dello sviluppo, un bambino assume più energia di quanta ne scarica e quella in più la impiega per crescere. Non esiste un’azione o attività che non richieda energia e poiché l’emotività, le ansie, le paure contribuiscono ad alimentarla l’energia presente in un essere umano è spesso maggiore rispetto alla quantità che effettivamente viene scaricata. La scarica, essendo strettamente correlata all’espressività, alla condizione di essere se stessi, e al livello di identificazione con la nostra personalità, e con tutto il bagaglio di azioni, sensazioni che si compiono, diventa una componente importantissima per una condizione di equilibrio e di benessere. A tal proposito Lowen afferma ‘che non è possibile aumentare il livello energetico di un individuo solo caricandolo attraverso la respirazione’. Movimento, voce e occhi sono le vie dell’autoespressione che possono portare ad una maggiore scarica energetica” e poiché la scarica è un’esperienza fisica ed emotiva che ha lo scopo di decongestionare’ globalmente l’organismo significa che diventa fondamentale per l’essere umano mettersi o metterlo, nel caso di un bambino, nella condizione di portare fuori ciò che si ha dentro sia da un punto di vista espressivo che corporeo, attivando un senso di rilassamento rigenerante che ridona al corpo la sua originaria e spontanea vitalità. Nel caso dell’autismo la carica è sempre maggiore rispetto alla scarica poiché solo in condizione molto specifiche e davanti alle evidenze il bambino, l’adolescente, l’adulto, riesce ad esprimere in maniera fluida la sua personalità. Secondo Damasio le emozioni costituiscono: “...l’incessante accompagnamento musicale della nostra mente, inarrestabile mormorio della più universale delle melodie: una melodia che si spegne solo nel sonno, un mormorio che si trasforma in un coro di trionfo quando siamo pervasi dalla gioia, o in un requiem malinconico quando a prendere il sopravvento è il dolore”. La gioia e il dolore sono inevitabilmente due aspetti che conferiscono elementi che dovrebbero stimolare l’essere umano a creare strategie funzionali per creare scariche energetiche, che nel caso dell’autismo – una minima parte attraverso le stereotipie – vengono soppresse o poco considerate e valutate disfunzionali. La musicoterapia essendo una disciplina olistica attribuisce molta importanza a questo elemento sia nella fase iniziale che nei momenti catartici. Nella fase inziale l’autistico occupa il setting musicoterapico camminando, muovendosi, correndo, urlando o come nel caso degli asperger ponendo delle domande. Il musicoterapeuta in quel caso aspetta consentendo al bambino di appropriarsi dello spazio e di scaricare le energie accumulate durante l’attesa. Il movimento, la gestualità, lo sfiorare, toccare o percuotere gli strumenti gli permettono di creare un equilibrio tra ciò che l’attesa, la curiosità, il desiderio hanno creato e la condizione esperienziale in cui si viene effettivamente trovare. L’equilibrio di queste due forze dipende dalla capacità da parte del musicoterapeuta di creare spazio, all’interno del quale l’espressività viene, in diversi gradi di intensità, a delinearsi. Meno spazio gli si concede minore sarà la scarica energetica espressa, maggiore invece sarà la possibilità di esprimersi e più alta sarà la condizione di connettersi con se stesso e con ciò che si è veramente. La musicoterapia espressiva corporea quindi si pone come obiettivo quello di regalare spazi espressivi al fine di permettere al bambino di scaricare l’energia accumulata attraverso impedimenti, controllo. Franzen nel famoso libro le correzioni scrive “Aveva perso le tracce di ciò che voleva, e poiché una persona è ciò che vuole, si poteva dire che avesse perso le tracce di se stesso.” Perdere le tracce di ciò che si vuole o si è comporta un accumulo eccessivo di energie e l'inevitabile senso di smarrimento che queste creano al proprio interno ed ecco perché spesso i bambini autistici, danno schiaffi, calci, urlano. Semplicemente perché non riescono ad essere ciò che desiderano e il compito della musicoterapia espressiva è quello di regalare spazio, di creare azioni di scarica. Di permettere al bambino autistico di entrare in contatto con se stesso portando fuori ciò che altrimenti creerebbe tensione, stress ed elementi di ansia generalizzata. La catarsi quindi, generata dalla capacità da parte del musicoterapeuta di attendere, di creare spazio, è uno strumento che consente al bambino di ritrovarsi.    

Mauricio Lima