Jean Michel Basquiat

  L’espressività Corporea e l’invisibilità del senso Comune

Paolo Jedlowski nel saggio il sapere dell’esperienza scrive: “il senso comune è una specie di routine, una routine cognitiva: come ogni routine funzione come un’abitudine socialmente condivisa, come un automatismo, che preserva ciascuno dal dover continuamente risolvere di nuovo problemi che si sono già affacciati e hanno già trovato una risposta soddisfacente. Pensare secondo il senso comune è pensare come al solito senza farsi domande che non siano necessarie” e poi aggiunge “il dubbio che il senso comune sospende è il dubbio che le cosa possano essere tipizzate in modi differenti, cioè che la realtà possa essere diversa da come appare alla mente immersa nelle attività quotidiane.” Una delle caratteristiche del senso comune è quindi la sua invisibilità e cioè il rendersi impercettibile agli occhi di chi ne interiorizza, mediante la routine, i suoi contenuti. In psicologia per automatismo si intende il carattere di certi atti compiuti meccanicamente, senza partecipazione della coscienza, né della volontà. Si distinguono in autoctoni (atti determinati da irritazione interna di centri motori, senza essere provocati da eccitazioni periferiche) e automatici (atti volontari e coscienti in origine, ma resi tanto facili dalla ripetizione da venir compiuti con regolarità e inconsciamente come se fossero atti riflessi). Quindi alla radice di qualsiasi routine vi è un elemento: l’invisibilità del suo agire e il porsi estraneo rispetto al dubbio e alla possibilità, poiché non vi è la partecipazione della coscienza e della volontà, che possano esistere azioni diverse. La persona semplicemente li compie perché è abituata ad agire in un determinato modo e nell’adoperare la stessa azione viene meno l’abilità di cambiare strategia d’azione e di pensiero, funzionale a rispondere ai cambiamenti repentini che si verificano in un ambiente dinamico e denso di sovrastimolazioni esterne. Nell’espressività corporea spesso accade che la persona coinvolta in un’esperienza si senta in difficoltà o estranea all’esperienza e questo accade perché subentra il senso comune che porta l’essere umano a provare inevitabilmente vergogna ogni qual volta si avvicina alla nudità emotiva. E per quanto la vergogna possa essere considerata un’emozione assolutamente naturale è facile che possa diventare nel tempo un elemento di criticità, poiché impedisce all’essere umano di esprimersi pienamente. L’obiettivo dell’espressività corporea quindi è quello di creare un senso del dubbio capace di mettere in discussione in modo consapevole l’invisibilità della routine creata dal senso comune, e trasformare la nudità emotiva in consapevolezza e cioè nella capacità di essere a conoscenza di ciò che viene percepito e delle proprie risposte comportamentali e cioè come afferma Jedlowski “che la realtà possa essere diversa da come appare alla mente immersa nelle attività quotidiane.”

Jean Michel Basquiat