Jean Dubuffet

Ascolto Consapevole

Jon Kabat - Zinn scrive “Forse la cosa più «spirituale» che ciascuno di noi può fare è semplicemente guardare con i propri occhi, vedere con occhi di completezza, e agire con integrità e tenerezza.” In questa frase il fondatore della Stress Reduction Clinic esprime in pochissime parole l’essenza stessa dell’ascolto consapevole: un elemento indispensabile del processo comunicativo che include l’accettazione (agire con integrità e tenerezza) e la sospensione del giudizio (con occhi di completezza) e implica un coinvolgimento e una partecipazione sia sul piano verbale che sul piano non verbale. Paul Watzlawick scrive che “La credenza che la realtà che ognuno vede sia l'unica realtà è la più pericolosa di tutte le illusioni” una frase indicativa poiché mette in evidenza i limiti di un osservazione spesso alterata da atteggiamenti di tipo valutativo e cioè da posizioni poco flessibili fondati su rigide convinzioni o su rigide norme morali. Da atteggiamenti di tipo interpretativo focalizzati su ciò che è essenziale per sé stessi e dal proprio punto di vista e non per chi parla. Atteggiamenti di consolazione che hanno l’obiettivo di incoraggiare, rassicurare e consolare l’altro. Atteggiamenti investigativi caratterizzati da una quasi morbosa smania di indagare su aspetti della vita dell’altro. E atteggiamenti risolutivi che consistono nel cercare di fornire subito una soluzione semplicistica anche senza avere le informazioni necessarie. Questo atteggiamento induce in chi parla il convincimento che l’interlocutore più che comprenderlo vuole liberarsi di lui oppure che l’altro è una brava persona ma incapace di fornire aiuto. Ognuna di queste modalità di porsi rispetto all’altro è fortemente condizionato dal proprio vissuto e non guarda con occhi di completezza poiché mettono in evidenza una visione molto semplicistica e riduttiva e cioè che la realtà che ognuno vede sia l'unica realtà possibile. L’ascolto consapevole quindi si palesa quando l’zione è accompagnata da una comunicazione profonda, basata su un ascolto che non risenta di ansie, giudizi, bisogni e convinzioni (valutazioni, interpretazioni, investigazioni o modalità risolutorie) ma che sia capace di stimolare e valorizzare l’unicità e la diversità dell’altro, al fine di risvegliare nell’altro la sua essenza e il suo personalissimo modo di sentire. Un’azione che Eric Berne con un pizzico di ironia e di sana leggerezza definisce «la capacità di vedere una caffettiera e di sentire cantare gli uccelli a modo nostro, e non come ci hanno insegnato». Russ Harris nel libro la trappola della felicità parla del sé osservante e di connessione. L’autore riporta nel libro come esempio l’esperienza vissuta da ognuno di prestare attenzione al tramonto, facendo notare che dopo qualche secondo l’osservatore non presta più attenzione al sole, ma inizia a pensare ai ricordi che quel tramonto racchiude, a una persona che forse in quel momento sta da un’altra parte del mondo o che non sentiamo da diverso tempo, o semplicemente pensiamo che è un peccato stare da soli davanti a tanta bellezza. In poche parole secondo lo psichiatra americano, l’osservazione viene inevitabilmente condizionata dai pensieri che l’esperienza fa emergere. Mettendo in evidenza come tutto ciò che appartiene al pensiero non fa parte del sé osservante poiché sono giudizi, opinioni, storie che ognuno elabora in conseguenza di un’esperienza. Il sé osservante a differenza da un’osservazione alterata dai pensieri è consapevolezza pura. È la capacità di notare che ci si sta distraendo, che si sta pensando non al tramonto ma a una persona lontana, che si sta giudicando o interpretando un’esperienza. In poche parole dopo un po’ di tempo non è il tramonto che la persona osserva ma il significato che per noi ha, in relazione al passato o a quello che dovrà ancora accadere. Mentre il sé osservante è pura consapevolezza e vive pienamente nel qui e ora, il pensiero “evade” dal momento presente. La connessione invece è la capacità di connettersi pienamente con il momento presente, con il qui e ora. Questi due aspetti sono fondamentali per un ascolto consapevole poiché soltanto attraverso uno sforzo attentivo il soggetto diventa capace di bloccare le risposte automatiche, che tendono a riportarlo all’inconsapevolezza degli automatismi, e per automatismo mi riferisco ad atteggiamenti mentali appresi nell’infanzia o processi di pensiero unidirezionali. La connessione e l’osservazione pura (sé osservante) sono elementi che possono determinare lo sviluppo della flessibilità mentale e quindi un modo nuovo di guardare alle cose e all’altro: non all’obiettivo ma al processo, a ciò che sta succedendo e non a ciò che è accaduto (atteggiamento interpretativo) che potrebbe accadere (investigativo). Come scrive Kabat - Zinn, nel libro Vivere momento per momento “La nostra visione a volte è stanca. Vediamo solo un cane. Se ne hai visto uno, li hai visti tutti. Perciò vediamo a malapena. Vediamo più attraverso i nostri pensieri e le nostre opinioni che i nostri occhi. I pensieri sono un velo che ci impedisce di guardare il mondo con occhi limpidi”.

Jean Dubuffet